La tartaruga marina

Per oltre 100 milioni di anni le tartarughe marine, hanno svolto un ruolo fondamentale nell'equilibrio degli habitat marini.

Le tartarughe marine sono rettili molto antichi, appartenenti alla famiglia delle Chelonioidea. Nel corso dell’evoluzione della specie avvenuta sulla terraferma, di seguito si è adattata all’ambiente marino, e nel corso del tempo, hanno subìto pochissimi mutamenti tanto che gli esemplari moderni, hanno mantenuto molte caratteristiche simili ai loro antenati preistorici.

Sono sette le specie di tartarughe marine che appartengono alla famiglia Chelonioidea:

  • le tartarughe Caretta caretta, 
  • la tartaruga verde,
  • le tartarughe liuto,
  • le tartarughe embricata,
  • tartarughe bastarde o Lepidochelys kempii,
  • le tartarughe olivacee
  • le tartarughe piatte, note anche come Natator depressus.

La tartaruga Caretta caretta è la  più comune del mar Mediterraneo, fortemente minacciata e a rischio di estinzione a causa della distruzione del loro habitat, del cambiamento climatico e la cattura accessoria.

La forte pressione di numerose attività umane avvenute negli ultimi 200 anni, con lo sfruttamento eccessivo per scopi alimentari o commerciali, o come il bracconaggio, le tartarughe marine vengono macellate per le loro uova e per la loro carne, ma anche per utilizzare la pelle ed i loro gusci.

Ma anche il cambiamento climatico ha un ruolo in cui mette a rischio la sopravvivenza di questa specie, avendo un impatto negativo sui siti di nidificazione delle tartarughe, inoltre altera la temperatura della sabbia, influendo anche sul sesso dei piccoli.

Descrizione

La Caretta caretta è la più piccola di tutte tartarughe marine del mar Mediterraneo. Il suo carapace può superare i 140 centimetri e gli esemplari più grandi raggiungono un peso di 180 chilogrammi.

Il segno distintivo di una Caretta caretta è il carapace di colore marrone-rossiccio, e il piastrone giallastro, spesso a forma di cuore, formato da cinque coppie di placche cornee chiamati scudi, che fuse insieme formano i caratteristici solchi.

Nel corso dell’evoluzione, questi rettili hanno sviluppato caratteristiche fisiche e morfologiche ideali per adattarsi all’ambiente marino. Ad esempio il corpo ha preso una forma più allungata, le zampe trasformate in pinne, servono per nuotare, (nei maschi ogni zampa anteriore è provvista di un artiglio ricurvo, utilizzato durante l’accoppiamento). Le pinne posteriori a forma di spatola, vengono utilizzate come una sorta di timone, e risultano essere davvero utili alle femmine, per scavare le buche nella sabbia per deporre le uova. Le tartarughe marine hanno anche sviluppato una ghiandola, detta ghiandola del sale, che consente di filtrare l’acqua marina dal sale in eccesso, per espellerlo attraverso le ghiandole lacrimali. Gli occhi sono grandi e si sono adattati alla vista sott’acqua.

Negli esemplari giovani si può notare una carena dorsale dentellata, che conferisce un aspetto di “dorso a sega“. Le tartarughe di sesso maschile si distinguono dalle femmine, per la lunga coda che si sviluppa con il raggiungimento della maturità sessuale, intorno ai 13 anni di età, e per la presenza dell’artiglio ricurvo nelle zampe anteriori.

Biologia

Come tutti i rettili, le tartarughe marine hanno sangue freddo, il che le porta a prediligere le acque temperate, portandole a compiere migrazioni verso le acque più calde tropicali e subtropicali, durante la stagione invernale, nuotando anche sino a 5000 km di distanza, sfruttando le correnti oceaniche.

Le tartarughe marine, trascorrono la maggior parte della loro vita nelle acque profonde, risalendo in superficie per respirare, (sono dotate di polmoni, quindi, anche se passano gran parte della loro giornata in acqua, hanno comunque bisogno di risalire in superficie per respirare), ma sono in grado di trattenere il respiro (apnea), anche per periodi abbastanza lunghi.

Riproduzione

L’accoppiamento avviene in acqua, e le femmine si accoppieranno con diversi maschi, collezionando il loro seme anche per le successive nidiate della stagione.

Il maschio una volta posto sul dorso della femmina, utilizzando gli artigli ad uncino, si aggrappa alla sua corazza, e ripiegando la coda, mette in contatto la sua cloaca con quella della femmina. La copula può durare anche diversi giorni, e una volta avvenuto l’accoppiamento, le femmine restano per qualche giorno nelle acque calde e poco profonde, per attendere il momento perfetto per deporre le uova. Quest’ultime torneranno sulla spiaggia, compiendo anche numerosi km per raggiungere lo stesso luogo dove sono nate, per deporre fino a 100 uova, per poi coprire le stesse con la sabbia per proteggerle, e per garantire una temperatura d’incubazione costante e nascondere la loro presenza ai predatori.

Una volta deposte le uova, le femmine tornano in mare, lasciando che le uova vengono incubate dal calore della sabbia fino alla nascita dei piccoli. (dai 2 ai 3 mesi).

Una particolarità è riferita al sesso dei nascituri; infatti il sesso è determinato dal calore della sabbia. Se la temperatura è bassa, nasceranno più maschi, (di solito saranno quelle uova poste più in profondità), mentre con temperature superiori ai 29 gradi (quindi quelle più in superficie), nasceranno più femmine. Una volta nati, i piccoli rompono il guscio grazie alla protuberanza sul muso  e dopo sette giorni, lasciano il proprio nido raggiungendo il mare. Durante questo tragitto, i piccoli memorizzano tutta una serie di informazioni che utilizzeranno da adulti, per ritornare a riprodursi sulla spiaggia d’origine.

Purtroppo, solo una piccola parte dei neonati riesce a sopravvivere, poichè sono vittime di diversi predatori.  Una volta che hanno raggiunto il mare, nuoteranno senza sosta per oltre 24 ore, in modo da allontanarsi dalla costa e quindi raggiungere la piattaforma continentale, per potersi alimentare.

Tartaruga embricata
Tartaruga bastarda o di Kemp
Tartaruga liuto
Tartaruga verde
Tartaruga olivacea
Tartaruga caretta caretta
Tartaruga piatta
Tartaruga e inquinamento

Distribuzione e habitat

Il loro habitat naturale è costituito da zone dove si alternano parti emerse e sommerse così da poter emergere per respirare prima di rituffarsi.

La specie Caretta caretta, è presente nell’Oceano Indiano, Atlantico e Pacifico, soprattutto in Florida, nel Sud-Africa, in Australia e in Mozambico, ma anche nel Mar Mediterraneo nei pressi di barriere coralline, alle foci dei fiumi e nelle lagune di acqua salata.

In Italia le possiamo trovare nei pressi di Lampedusa e Linata, in Sardegna, lungo le coste pugliesi e calabresi e  della Campania. Recentemente a causa del surriscaldamento climatico,  sono stati trovati alcuni nidi in Toscana e Nizza.  La tartaruga verde vive principalmente nell’oceano Pacifico, mentre la tartaruga liuto, sceglie mari tropicali, la tartaruga embricata si trova negli oceani del Pacifico e Atlantico, così come per la tartaruga bastarda e la tartaruga olivacea.

La presenza delle tartarughe marine nei pressi delle barriere coralline, permettono la crescita di diversi tipi di coralli, spugne ed altri organismi, contribuendo al mantenimento della biodiversità.

Purtroppo la loro sopravvivenza è costantemente messa a dura prova, a causa del riscaldamento globale e dall’inquinamento creato dall’uomo.

Lo sviluppo costiero è una delle cause che mette a rischio la vita di queste creature, in quanto può distruggere importanti siti di nidificazione e anche causare la perdita di habitat marini come le barriere coralline con conseguenze sulla biodiversità presente. La tartaruga che è più a rischio è quella di Kemp, in quanto si riproduce in un unico sito, presso Rancho Nuevo in Messico.

Anche l’inquinamento degli oceani e la presenza della plastica in mare, stanno portando all’estinzione di questi animali, in cui durante il loro approvvigionamento, possono ingerire frammenti di plastica, con conseguenze spesso letali. Purtroppo sono stati recuperati esemplari di tartarughe marine, nella quale all’interno dei loro stomaci, sono stati ritrovati oggetti di plastica, ami, reti e fili. Spesso sono proprio questi a causarne la morte.

Come abbiamo citato nei precedenti paragrafi, anche il bracconaggio, è fonte di questa perdita, così come le catture accidentali nelle reti, che portano all’affogamento delle tartarughe, incapaci di risalire in superficie per respirare, e possono anche portare a brutte ferite.

Quanto vivono le tartarughe marine

Le tartarughe marine sono tra gli animali più longevi sulla Terra. Un esemplare adulto può arrivare a vivere anche 70 anni.

Cosa mangiano le tartarughe marine?

L’alimentazione delle tartarughe marine è molto varia. Gli esemplari adulti sono quasi esclusivamente carnivori e mangiano tutto ciò che trovano sui fondali o che trovano in superficie come i granchi alle meduse. La tartaruga verde invece è erbivora, e si nutre di alghe, piante marine e radici di mangrovie, in quanto è presente in zone più costiere, mentre la Caretta caretta è una specie onnivora, si nutre sia di molluschi e crostacei, in quanto dotata di mascelle massicce, utili per rompere le conchiglie e i gusci, ma anche di pesci, alghe e meduse. La tartaruga liuto, vivendo in acque più aperte, mangia soprattutto meduse che afferra con il suo becco affilato.  La tartaruga embricata si alimenta di spugne ed è immune alle tossine contenute nelle spicole di questi organismi. Infine, la piccola tartaruga di Kemp è una specie carnivora, e preferisce cibarsi di granchi, mentre la tartaruga olivacea e quella piatta, appartengono alla specie onnivore, preferendo dunque un’alimentazione costituita da piante e animali.