LA CACCIA NON E’ UNO SPORT, MA UN CRIMINE CONTRO LA VITA

Articolo 11

Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita.

Articolo 12

a) Ogni atto che comporti l’uccisione di un gran numero di animali selvaggi è un genocidio, cioè un delitto contro la specie.

UNESCO – Parigi, 15 ottobre 1978

Questi due articoli, tratti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti degli animali, documento senza valore sul piano giuridico-legislativo, rappresentano però adeguatamente una dichiarazione di intenti e un’assunzione di responsabilità ineludibile da parte dell’Uomo nei confronti degli Animali.

Ogni anno invece con l’apertura della stagione venatoria, non sono solo gli animali ad essere vittime di questo ‘passatempo’ crudele, primitivo e violento da parte dei cacciatori, ma anche le persone. Sono state superate le mille vittime solo nell’ultimo decennio. Una evidente situazione di pericolo per la pubblica incolumità.

La caccia in Italia, peraltro in costante diminuzione, è ancora praticata da circa 500 mila persone, spesso in là con gli anni, infatti l’età media dei cacciatori si aggira tra i 65 e i 78 anni. È quindi evidente che la loro condizione psico-fisica spesso non sia ottimale. Si apprende dai quotidiani cartacei ed online, di ignare persone vittime della caccia. Sovente inoltre vi sono vittime anche tra gli stessi cacciatori che sono colti da malori o colpiti da spari accidentali causati probabilmente anche da una vista ridotta, che fa scambiare una persona per un animale.

Chiediamo da sempre a gran voce che, per almeno da una certa età in poi, siano effettuati severi controlli medico-attitudinali ogni anno e non ogni 5 anni per il rinnovo del tesserino venatorio. Controlli medico-attitudinali che valutino anche la stabilità emotiva e psicologica del soggetto. Inoltre un altro aspetto importante sarebbe quello di introdurre, come obbligo annuale, un certo numero di ore da effettuarsi al poligono di tiro. In fondo non dimentichiamoci che stiamo parlando di gente che girerà armata!

Ricordiamo che l’apertura della stagione venatoria parte da settembre e perdura sino a gennaio, con deroghe anche a febbraio in alcune regioni, per 5 giorni la settimana, esclusi il martedì ed il venerdì, giornate di silenzio venatorio. In questo periodo, i cacciatori possono girare indisturbati e liberamente armati nel territorio, tra campagne e boschi. La categoria pare però non sia particolarmente amata dai concittadini: i cacciatori rappresentano poco più dell’uno per cento della popolazione italiana, una minoranza assoluta e, in base ai sondaggi, otto italiani su dieci vorrebbero l’abolizione della caccia.

“La caccia non è uno sport. In uno sport entrambi i contendenti sanno di giocare”. (Paul Rodriguez)

Ed è proprio così. In qualsiasi disciplina sportiva, entrambi gli avversari conoscono le regole del gioco, e lo fanno in condizioni paritarie. Questo non avviene nella caccia, in quanto solo l’essere umano è armato, invece l’animale viene abbattuto mentre tranquillamente si foraggia, o riposa. In molte occasioni purtroppo l’animale viene attirato in tremende trappole mortali.

La caccia è un crimine contro la vita, un atto crudele ai danni del più debole per mano del più forte.

Se parli con un cacciatore, lo sentirai giustificarsi con affermazioni che risalgono all’età della pietra. Procacciarsi il cibo per mangiare!

Perdoniamo il nostro antenato Homo sapiens, che doveva cacciare e pescare per nutrirsi, in fondo solo quando venne scoperta e introdotta l’agricoltura, comprese che esistevano altri alimenti di cui nutrirsi…

Ma gli attuali cacciatori, continuano ad affermare tale ‘principio’. Questo fa già intendere come la specie non si sia evoluta… Sono rimasti all’era dei cavernicoli!

Parlano anche di tutela all’ambiente, di amore nei confronti di Madre Terra, ma per menti semplicemente equilibrate tale affermazione non è da prendere in seria considerazione. E’ un’offesa per tutti noi!

Chi ama la natura, non uccide i suoi figli, non inquina il territorio. Li protegge!

Sono oltre 480 milioni gli animali che ogni anno perdono la loro vita per il divertimento dei cacciatori. Più di 4 milioni di creature innocenti uccise per ogni giornata venatoria, 400.000 per ogni ora, 116 al secondo! Solo in Italia, sono circa 17 milioni i volatili (tra cui fringuelli, allodole, pettirosso, passeri), che muoiono per questo abominio, che loro chiamano ‘sport!’ Un offesa per tutte le discipline sportive!

Ora, questi piccoli esseri, sono da considerare pericolosi?

Grazie all’articolo 842 del. C.C.: cacciatori nelle proprietà private

Fa venire davvero la pelle d’oca, ma in Italia un cacciatore ha più diritti di una persona pacifica. Tutto ciò grazie all’articolo 842 del Codice Civile, che permette infatti ai cacciatori di accedere alle proprietà private non recintate, senza dover chiedere il permesso e senza tener conto minimamente dell’incolumità stessa del proprietario del terreno.

L’articolo fu introdotto nella legislazione nel 1942 per favorire la preparazione bellica degli italiani allora in guerra. Nonostante siano passati 78 anni e la seconda guerra mondiale sia finita da 75, questo assurdo articolo continua ad autorizzare i cacciatori ad entrare nei terreni privati.

L’unico modo che un proprietario ha per difendersi da tale violazione, è quella di erigere una recinzione. Ma sappiamo bene dalle cronache locali, che spesso questi personaggi armati, sparino in direzione di proprietà private (recintate o no), qualora ritengano che all’interno vi sia un animale selvatico. Spesso ignari proprietari, sono colpiti da fucilate mentre tranquillamente operano nei loro terreni. Ma ciò accade anche a qualche mal capitato, come escursionisti, persone che vanno per funghi, in bicicletta o a passeggio nei boschi con il proprio cane.

Legge quadro sulla caccia 11 febbraio 1992, n. 157

La legge 157/1992, “legge quadro” sulla caccia, unitamente alla Costituzione italiana assegna alle regioni il compito di adattare autonome misure territoriali, relative alle modalità di svolgimento dell’attività venatoria, mentre il compito primario di tutelare la fauna e la biodiversità in genere (articolo 117, 2, lettera s della Costituzione), rimane in capo allo Stato.

La Legge 157/92, è approvata da La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica.

In calce si pubblicano alcuni articoli di legge interessanti, partendo proprio dall’Art.1, che ha sancito lo status di bene prezioso e indisponibile riferito agli animali selvatici:

Art. 1

Fauna selvatica

1. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.

Art. 10

Piani faunistico-venatori

8. I piani faunistico-venatori di cui al comma 7 comprendono:

a) le oasi di protezione, destinate al rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica;

b) le zone di ripopolamento e cattura, destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ed alla cattura della stessa per l’immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio;

c) i centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, ai fini di ricostituzione delle popolazioni autoctone;

d) i centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale, organizzati in forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa, ove è vietato l’esercizio dell’attività venatoria ed è consentito il prelievo di animali allevati appartenenti a specie cacciabili da parte del titolare dell’impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente indicate;

e) le zone e i periodi per l’addestramento, l’allenamento e le gare di cani anche su fauna selvatica naturale o con l’abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili, la cui gestione può essere affidata ad associazioni venatorie e cinofile ovvero ad imprenditori agricoli singoli o associati;

DIVIETI...

Art. 21

Divieti

(modificato dall’art. 11 bis, comma 1, lett. b del D.L. 23/10/96, n. 542, convertito dalla legge 23/12/96, n. 649)

1. E’ vietato a chiunque:

a) l’esercizio venatorio nei giardini, nei parchi pubblici e privati, nei parchi storici e archeologici e nei terreni adibiti ad attività sportive;

b) l’esercizio venatorio nei parchi nazionali, nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali conformemente alla legislazione nazionale in materia di parchi e riserve naturali.

e) l’esercizio venatorio nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di cento metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro e a distanza inferiore a cinquanta metri da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali ed interpoderali;

Siamo a conoscenza che purtroppo il divieto dell’esercizio venatorio come scritto nell’Art.21 comma 1 lett.a-b, non viene osservato.

f) sparare da distanza inferiore a centocinquanta metri con uso di fucile da caccia con canna ad anima liscia, o da distanza corrispondente a meno di una volta e mezza la gittata massima in caso di uso di altre armi, in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro; di vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili, eccettuate quelle poderali ed interpoderali; di funivie, filovie ed altri impianti di trasporto a sospensione; di stabbi, stazzi, recinti ed altre aree delimitate destinate al ricovero ed all’alimentazione del bestiame nel periodo di utilizzazione agro-silvo-pastorale;

Purtroppo sappiamo che la gittata di un fucile da caccia è superiore ai cento/centocinquanta metri, e come è sottolineato nell’Art. 21 comma 1 lett. E (100 mt. dalle abitazioni) e lett. f. (150 mt. Dalle strade e ferrovie), si evince come le misure di sicurezza di tale Legge siano da rivedere, in quanto non garantiscono l’incolumità dei cittadini. Spesso infatti leggiamo di persone colpite da pallottole vaganti.

La caccia, non solo è sinonimo di morte, di crudeltà e di regressione della specie umana

La caccia, non solo è sinonimo di morte, di crudeltà e di regressione della specie umana, ma è anche una delle maggiori cause della proliferazione degli ungulati. Inoltre contribuisce al peggioramento della crescita nel settore escursionistico e turistico, colpendo duramente attività rurali come agriturismi, o semplicemente allontanando i cittadini, causa pericolo d’incolumità, da una sana passeggiata nella natura.

Una delle proposte, sarebbe quella di omettere la domenica dal calendario venatorio. La domenica è il giorno del riposo, il giorno della preghiera, dello svago e della famiglia.

Momento in cui si può trascorrere del tempo insieme a contatto con la natura, portare i propri figli a scoprire il territorio, elevando una maggiore coscienza collettiva, rispettosa dell’ambiente.

Da sempre il cacciatore si sente al di sopra delle leggi.

Eppure, malgrado la evidente pericolosità pubblica dell’attività venatoria, i morti, i feriti, animali uccisi per sadico divertimento, l’impatto ambientale, l’inquinamento, pare siano proprio le associazioni venatorie a fare richieste sempre più pericolose e non-etiche, alla politica e alle amministrazioni locali.

Ogni anno le associazioni animaliste e ambientaliste si ritrovano a dover fare numerosi ricorsi contro iniziative regionali che violano le leggi dello Stato e dei Regolamenti internazionali; anche in termini di durata del periodo di caccia, infatti è proprio il governatore regionale, a decidere la data di aperture anticipate sul calendario venatorio.

RIPOPOLAMENTI A SCOPI VENATORI

Purtroppo nonostante i cacciatori si lamentino che c’è necessità di un loro intervento, a causa dell’esubero di fauna selvatica (soprattutto di cinghiali), questa sembra non bastargli mai… Ed ecco che il ripopolamento appare la soluzione per soddisfare questa loro sete di sangue.

Un esempio inquietante: la presenza degli ungulati sul territorio nazionale a partire dalla fine del 1500 subì una costante diminuzione proprio a causa dell’accanimento venatorio, ed anche secoli dopo, nel periodo del dopoguerra, si registrarono numeri sempre più bassi di presenza della specie sus scrofa (cinghiali). Negli anni Sessanta non vi erano quasi più cinghiali autoctoni, così è stato ‘creato’ un ibrido porcastro, introducendo nel nostro territorio, (sempre per scopi venatori s’intende), cinghiali provenienti dall’est Europa. Animali di taglia più grossa, pacifica e prolifica rispetto ai nostri, ciò ha causato un aumento esponenziale della popolazione degli ungulati.

Ma come! Non c’erano quasi più cinghiali, nessuna emergenza, nessun ungulato vicino ai centri urbani in cerca di sopravvivenza e cosa si ritiene di fare? Il ripopolamento a scopo venatorio! Le immissioni più o meno legali sono una delle cause della crescita esponenziale di questa specie.

Oggi il cinghiale, è l’animale più presente in Italia, coprendo il 64% del territorio nazionale.

Dichiarazione universale diritti degli animali

Articolo 10

a) Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo;

Articolo 13

a) L’animale morto deve essere trattato con rispetto;

b) l’inquinamento e la distruzione dell’ambiente naturale portano al genocidio.

Articolo 4

a) Ogni animale che appartiene ad una specie selvaggia ha il diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di riprodursi;

IMPATTO AMBIENTALE

Ogni anno quintali di piombo si depositano negli stagni e nei laghi provocando il saturnismo, cioè l’avvelenamento del ciclo biologico.

In un solo anno i fucili dei cacciatori lombardi vomitano 25 milioni di cartucce”, denuncia Edgar Meyer, Presidente Gaia Animali & Ambiente. Un disastro ambientale che rischia di avere ripercussioni anche sulla salute dell’uomo. “Vengono disperse nell’ambiente 1.750 tonnellate annue di piombo sotto forma di pallini: un diluvio di frammenti velenosi che si accumula sul fondo di laghi, fiumi, stagni e boschi lombardi, che già non godono di salute eccelsa. Senza contare le tonnellate di plastica dei bossoli non raccolti dai cacciatori, che pure per legge avrebbero l’obbligo di farlo”.

Ogni cartuccia in media contiene 30 grammi di piombo. Facendo un rapido calcolo su circa 35.000 cacciatori, in una stagione venatoria, sarebbero circa 450 tonnellate di piombo, sufficienti ad avvelenare l’ambiente, quindi fiumi, laghi, acquitrini, e con l’ingestione attraverso la catena alimentare, non sono da escludere gravi problemi alla fauna e all’essere umano.

Il piombo è un metallo tossico altamente cancerogeno, che causa il saturnismo, una grave malattia dovuta all’esposizione, al contatto, all’inalazione o dall’assorbimento del piombo attraverso le mucose, la cute o l’apparato gastro-enterico.

«Potrebbe creare un impatto ambientale annuale paragonabile allo smaltimento diretto in discarica di tutti i rifiuti prodotti in un anno dalla regione a maggior carico di rifiuti, la Lombardia, e al contemporaneo smaltimento nell’ambiente di circa 500.000 batterie d’auto». Valutazione di impatto ambientale sui danni della caccia, realizzata dal chimico ambientale Dr. M. Tettamanti.

La caccia senza alcun dubbio, oltre che essere un’attività cinica e primitiva, che provoca forte stress alla fauna selvatica, ne crea la dispersione dei nuclei familiari e stravolge i normali cicli riproduttivi, ha anche un grave impatto sull’ambiente e sulla biodiversità.