Gigantesco iceberg va alla deriva nell’Oceano Atlantico

di Walter Pilloni – Divulgatore Ambientale

Un gigantesco iceberg staccatosi dall’Antartide nel 2017 sta andando alla deriva nell’Oceano Atlantico.

Che il riscaldamento dei mari e degli Oceani sia oramai un fatto inequivocabile ce lo dice la comunità scientifica.

Ce lo dicono i satelliti europei dell’ESA e quelli americani del progetto Copernicus Sentil 1-7 che girano attorno al globo con il compito di monitorate lo stato di salute della biosfera e valutare i cambiamenti che in essa si stanno via via evidenziando a causa del riscaldamento globale.

Le temperature medie delle acque salate sono di oltre un grado superiori al periodo preindustriale.

Questa è la ragione per cui l’ Oceano Artico in questi mesi non ha registrato il congelamento superficiale delle sue acque come sempre accaduto per migliaia di anni.

Ed è proprio a causa di questo riscaldamento del mare che si verificano i fenomeni di distaccamento di grandi masse ghiacciate dalla banchisa conosciute come iceberg.

Uno di questi Giang Berg, grande come la nostra regione, il cui nome scientifico è A-68 , si è staccato dalla piattaforma Larsen C nel 2017.

Qui era poi rimasto per alcuni anni, ma adesso – secondo i dati forniti dalla Agenzia Spaziale Europea – questa massa di ghiaccio sta accelerando il suo movimento prendendo rotta verso un arcipelago di isole dove potrebbe incagliarsi per i prossimi 5/6 anni.

Viste le sue dimensioni, questo iceberg potrebbe diventare un grave problema per gli animali che in quelle isole hanno dimora da migliaia di anni. Parliamo delle foche e dei pinguini che in queste isole hanno fatto il loro punto di snodo vitale per la sopravvivenza della propria specie.

Questa massa ghiacciata, in movimento nell’ Oceano Atlantico è la più grande a memoria di uomo.

Ma potrebbe presto essere in buona compagnia con un secondo enorme iceberg che, secondo i satelliti del progetto Copernicus, si sta lentamente separando da Pine Island con una velocità preoccupante.

I ghiacciai marini dell’Artico hanno perso oltre 3 milioni di km quadrati di ghiaccio poiché la temperatura media sopra la banchisa ha raggiunto dai 4 agli 8 punti celsius oltre lo standard.

Riduzione di massa e di volume dei ghiacciai costituiscono una grave minaccia alla stabilità climatica del nostro mondo. Rallentano la velocità delle correnti marine, diminuiscono la salinità delle acque ed innescano un processo di sbilanciamento biologico delle specie viventi le cui conseguenze si possono riverberare nella riduzione degli stock ittici marini.

Insomma meno pesce nel mare e sulle nostre tavole. In un momento in cui la lotta per l’accaparramento del pesce vede grandi nazioni mettere in campo flotte gigantesche che rastrellano letteralmente i fondali per portare in superficie il 30% di ciò che non distruggono o disperdono al loro passaggio.

Mi riferisco alla intensa attività dei pescherecci cinesi che da soli prelevano un terzo del pescato mondiale con una crescita annua del 6%.

Con questi ritmi è facile prevedere che nei prossimi anni si dovranno regolamentare fermi biologici obbligatori per tutte le nazioni se non vogliamo rendere il mare un luogo sterile e senza più vita.

Siamo partiti dai ghiacciai che si distaccano e si spostano per finire a parlare di pesca sconsiderata per sfamare un mondo con una popolazione in continua crescita.

Questa è la prova che viviamo in un pianeta dalle dimensioni finite, dove le nostre azioni, il nostro stile di vita, la nostra cecità possono incidere enormemente sugli equilibri biochimici del pianeta coinvolgendo di riflesso tutto ciò che avviene in esso.

Imprenditore di professione e giornalista per passione. Laureato in materie giuridiche e diplomato alla London School of Journalism, ha pubblicato un primo libro nel 1989 e un secondo nel 2001.