COME EVITARE DI AVERE IL CINGHIALE PER VICINO DI CASA

Sempre più spesso questi animali selvatici scendono in città. La prima regola è non cibarlo; la seconda è blindare la spazzatura.

C’è un cinghiale ogni 200 abitanti. La mappa georeferenziata degli avvistamenti disegna le città liguri come vere riserve di questi ungulati, in cui non c’è separazione tra la casa in collina ed il condominio del centro città.

Il territorio ligure è prevalentemente montuoso (65%) e collinare (35%). Proprio la compresenza di montagna e mare, così come l’assenza di pianure, se non di scarsa estensione, costituiscono la caratteristica principale della regione e determinano gran parte dei suoi problemi. In Liguria, il territorio boschivo è il più vasto delle regioni d’Italia con il 72%.

Tuttavia, l’intervento dell’uomo ha modificato l’ambiente, altrimenti le colline fino a 400 metri sarebbero interamente coperte di macchia mediterranea e rovere, così come le cime alpine avrebbero abeti rossi e larici con pietraie e licheni. La macchia è stata ridotta per fare spazio al pino marittimo, quello da pinoli e l’olivo. Importante, inoltre, per l’alimentazione e l’economia di queste zone è da secoli il castagno. Infine, per rendere possibile la coltivazione di vite ed agrumi, l’uomo ha creato le fasce, costruite in orizzontale rispetto alla morfologia verticale della regione.

Cosa fare se si incontra un cinghiale?

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Il cinghiale “urbanizzato”

Il cinghiale vive bene nel bosco lo sappiamo bene, e di certo l’asfalto cittadino proprio non gli piace, eppure in alcune zone, è possibile incontrare qualche cinghiale, e i motivi sono davvero semplici: spazzatura nelle strade e foraggiamento  illegale offerto da alcuni abitanti, che li abituano a trovare cibo in abbondanza e senza fatica.

Il tutto poi, quest’anno è stato amplificato dalla siccità.

(il link diretto al sito dell’Ispra, dove viene richiesto alle regioni italiane, la sospensione della stagione venatoria: http://www.isprambiente.gov.it/it/news/limitazioni-all2019attivita-venatoria-a-causa-della-siccita-e-degli-incendi-che-hanno-colpito-il-paese).

Se nelle campagne dell’entroterra il cinghiale, reintrodotto circa trent’anni fa, (dalle associazione venatorie), è una presenza ormai costante, i cinghiali urbanizzati, sono una novità.

Diffusione in Italia del cinghiale

fonte: http://www.museonaturalistico.it/rivista/2007/Art32-07.pdf)

In passato il cinghiale era presente in gran parte del territorio italiano. A partire dalla fine del 1500 la sua consistenza si è progressivamente rarefatta a causa della persecuzione diretta cui venne sottoposto da parte dell’uomo. Estinzioni locali successive si registrarono in Trentino (XVII secolo), Friuli e Romagna (XIX secolo) e Liguria (1814); il picco negativo venne raggiunto negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale quando le ultime popolazioni presenti sul versante adriatico della penisola scomparvero. Tra gli anni ’50 si è osservata un deciso incremento delle popolazioni e demografico in generale con conseguente ampliamento dell’areale. Tra i fattori responsabili dell’esplosione demografica del cinghiale (anche nel resto d’Europa) si devono citare:

  • recupero da parte del bosco di zone precedentemente utilizzate per l’agricoltura e la pastorizia;

  • progressivo spopolamento di vaste aree di media montagna, sia a livello alpino che, soprattutto, appenninico;

  • diminuzione della persecuzione diretta;

  • massiccia introduzione di soggetti catturati all’estero;

  • incremento del numero di allevamenti italiani.

  • Il ripopolamento effettuato a scopo venatorio con animali di ceppo centro-europeo, e spesso con soggetti derivanti da incroci con il suino domestico, ha contribuito a creare un cinghiale “moderno” con una notevole variabilità fenotipica.)

La diversa organizzazione degli organi delle Province, ora scomparsi, tolto anche il corpo forestale che aveva un ruolo fondamentale ed importante per la tutela e la gestione faunistica e ambientale, che erano anche dedicati a costruire barriere alla marcia degli animali, ha fatto il resto. 50 erano gli addetti della Provincia che costruivano e mantenevano un cordone sanitario della fauna selvatica locale, oggi ne sono rimasti una decina, incaricati della vigilanza faunistica (agenti faunistici venatori) a capo della Regione Liguria.

Da questo nuovo sistema, l’emergenza cinghiale, è cresciuta notevolmente, senza contare gli abbattimenti cruenti nel centro urbano, in stile far west!

Gli agenti faunistici venatori regionali, stipendiati con soldi pubblici, o hanno il compito di catturare l’ungulato mediante gabbie trappola, o l’abbattimento in loco. 

Un’ordinanza del 2017 dell’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale, (ISPRA) su richiesta della Regione Liguria – la “rimozione” degli animali e non con la loro “re immissione in territorio libero”.

(per rimozione viene  inteso, l’abbattimento, e sparare sul posto, è un atto violento,primitivo e potenzialmente pericoloso, come è già avvenuto in diverse occasioni, mettendo a rischio l’incolumità delle person.

Ricordiamo alcuni abbattimenti come presso il giardino della scuola di via Cavallotti, o quello presso il parcheggio dell’Ospedale Galliera. Una situazione in cui la Regione non ha minimamente considerato, che in un ospedale, vi sono pazienti, malati anche con serie patologie e/o cardiopatie. Un luogo in cui, si deve rispettare il silenzio. Invece, per mano degli agenti faunistici regionali, un cinghialetto, è stato abbattuto in loco.

Vi metto la foto del sangue della vittima. Purtroppo causa trafffico, sono arrivata troppo tardi, per tentare di fermare questa azione incivile e pericolosa. non si deve sparare in un centro urbano, soprattutto nel parcheggio di un ospedale!

(la reimmissione non viene appunto considerata, in quanto nel caso l’animale venisse abbattuto nelle zone boschive, essendo venuto a contatto con la ‘spazzatura’, la sua carne sarebbe non commestibile… diciamo che questi animali, ogni giorno, percorrono tantissimi km, e come è ben reso noto da diversi giornali, gli ungulati, salgono e scendono quotidianamente dalle nostre alture quindi, durante la stagione venatoria, come è possibile distinguere un cinghiale urbano tra un cinghiale boschivo? Inoltre, per la tutela della salute del cittadino, sarebbe opportuno, informare quanti casi ci sono stati, di persone malate di Trichinella, ma di questo nessuno ne parla).

I cinghiali non abbattuti, vengono prelevati con lo scopo di allevarli in aziende faunistiche venatorie, nelle ZAC = Zone Addestramento Cani.

Parcheggio entrate ospedale Galliera di Genova. Il sangue di un cinghiale ucciso sul posto, per mano degli agenti faunistici venatori regionali.

Le regole

Prima regola semplice: vietato alimentare gli animali che diventano così dipendenti dall’uomo. Chi vuole bene davvero agli animali non alimenti le specie selvatiche e moleste. Le sanzioni sono pesanti: in base alla legge 221/2015, art.7, comma 2 e la 157/1992, art. 17, comma 4, si prevedono l’arresto da due a sei mesi o ammenda da 516 a 2065 euro. A Genova, si aggiunge poi l’ordinanza 263/2017 con sanzione da 25 a 500 euro.

Seconda regola: blindare la spazzatura con bidoni bloccati ad un telaio, o semplicemente chiudendo con chiave i bidone dell’umido come avviene in altre regione italiane. Non depositare i rifiuti fuori dai cassonetti.

(per quanto riguarda i cassonetti, un’altra proposta fatta è stata quella di creare delle ‘barriere’ recintate, in legno o in ferro battuto, sia per eventuali rovesciamenti da parte di animali selvatici, ma soprattutto, per l’ordine pubblico, igienico e sanitario. Legare con delle catene i bidoni, non solo sono anti estetici, ma anche problematici per la raccolta da parte degli addetti Amiu. In questo modo si ritarda il lavoro e le nostre strade sembrerebbero comunque disordinate).

(queste proposte erano già state avanzate nei mesi precedenti all’Assessore alla caccia e all’agricoltura Stefano Mai, a cui più volte ho suggerito di ripristinare le recinzioni (fornendo anche materiale fotografico), nelle zone ove sono mancanti o addirittura manomesse da parte dell’uomo, proprio per favorire il passaggio degli ungulati in città, – anche per mezzo di una sostanza chiamata carbone vegetale, un forte attrattivo per i cinghiali, – avevo inoltre proposto di non far gestire questa emergenza agli agenti faunistici venatori, e che la caccia è uno dei fattori principali che favorisce il proliferare di questi animali. Uno dei tanti testi: http://www.cacciailcacciatore.org/download/dossier_ecosistemi.pdf

Purtroppo a causa della siccità e degli incendi, e della stagione venatoria, alcuni cinghiali scappano dal loro habitat e trovano rifugio in città, ma anche caprioli, volpi, ma per questi ultimi, la gente ha più compassione; ma si sa, l’attenzione deve ricadere su quei porcastri, perché il business che c’è dietro, vale davvero un sacco di soldi!

Valutazione di impatto ambientale di un anno di caccia in Italia:

http://www.cacciailcacciatore.org/download/dossier_impatto_bossoli.pdf

Ricordo la nostra conformazione morfologica, la Liguria è tra mari e monti, e spesso si legge di spari vicino alle case, è normale, che già sin dal primo sparo, gli animali scappino, ecco perché, già nei mesi passati, si sono anche insediati ad esempio lungo il torrente Bisagno.

Una proposta che ho presentato anche all’Assessore all’ambiente Matteo Campora, è di creare un progetto pilota di immuno sterilizzazione, per poter mantenere il controllo sulle future nascite, tutelare il diritto alla vita degli animali (dichiarazione universale dei diritti degli animali, UNESCO Parigi 1978, essere una Regione non sanguinaria e a non utilizzare metodi cruenti, come l’abbattimento, per altro vietato in centro urbano, ma purtroppo utilizzato già diverse volte.