AMBIENTE: popolazione mondiale e rifiuti due facce della stessa medaglia

di Walter Pilloni

In 50 anni la popolazione mondiale è raddoppiata: si è passati da 3.5 miliardi agli attuali 7.5 miliardi. Con questo trend, nel 2050 saremo all’incirca 9 miliardi.

E con aumento così esponenziale della popolazione ci sarà un maggior consumo di risorse e materie prime, e un conseguente aggravarsi del problema dei rifiuti che l’uomo lascia dietro di sé durante l’arco della sua vita.

Secondo l’associazione dei rifiuti solidi mondiali, allo stato attuale il mondo produce quasi 4 miliardi di tonnellate di rifiuti e diventeranno 6 entro i prossimi 30 anni.

Questi dati sono forniti dalla Banca Mondiale in uno studio in cui viene analizzata la situazione globale della produzione dei rifiuti.

Rifiuti e popolazione mondiale: la visione miope degli economisti

Gli economisti, da sempre, stanno cercando di convincerci che la crescita economica nel nostro mondo possa essere infinita. Mai seppure per un attimo hanno tenuto conto che questa previsione è impossibile in un pianeta come la Terra dalle dimensioni ben definite.

E’ solo una questione di logica. Quante materie prime non riproducibili possiamo avere a disposizione se continuiamo con questo ritmo a scavare nelle miniere di carbone o di altri minerali o ad estrarre petrolio dalle profondità degli oceani e a imbrigliare gas fossile?

Ci sarà sicuramente un momento in cui queste materie prime, già oggi scarse, finiranno per esaurirsi completamente. Magari non domani ma è certo che succederà.

La Terra non può fare fronte all’infinito ad un fabbisogno in continua crescita.

Questo ragionamento vale anche per gli stock ittici presenti nei nostri mari. Il prelievo sconsiderato dell’industria del freddo continua a fare vere e proprie razzie che mettono a rischio l’ecosistema marino per soddisfare il fabbisogno attuale di proteine animali.

Stesso ragionamento per lo sfruttamento intensivo del suolo, dove colture intensive chimicamente pilotate rendono i campi sempre meno fruttuosi.

Il riciclo è utilizzato nei paesi ricchi ed emancipati, mentre nei paesi a basso reddito lo smaltimento dei rifiuti è un costo che può rappresentare che il 20% del bilancio comunale.

Inoltre, in molti paesi del terzo mondo lo smaltimento dei rifiuti è privo di controllo e spesso questo produce delle dispersioni nell’ambiente che cagionano un danno all’ecosistema difficilmente valutabile.

Riciclaggio: una battaglia ancora da combattere

Secondo il nuovo rapporto “What a Waste 2.0 a global snapshot of solid waste management to 2050”, oggi si riesce a riciclare solo il 4% dei rifiuti mentre più del 90% finisce in discarica, oppure bruciato .

Gli enti internazionali di monitoraggio dell’ambiente (per l’Italia ISPRA ) stanno ingaggiando una furiosa battaglia a suon di carte bollate con la comunità europea per cercare di ridurre la produzione, il consumo e lo smaltimento della plastica che oggi rappresentano la più grande minaccia per l’ecosistema marino.

Nel 2018 nel mondo sono state realizzate 242 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Si tratta del 12% di tutti i rifiuti solidi prodotti nel mondo e del 90 % dei rifiuti che si trovano in mare.

La Comunità Europea ha messo al bando dal 2021 la produzione e l’utilizzo degli oggetti realizzati in plastica a vita breve o monouso, come piatti, bicchieri, cannucce, bottiglie. Un grande passo verso la giusta direzione, anche se i più grandi inquinatori di materiali plastici risiedono in Asia (la Cina in testa con 5,3 delle 8 ,8 milioni di tonnellate che ogni anno finiscono negli oceani).

I rifiuti come nuova materia prima

Altro tema cogente è la gestione del rifiuto stesso, il quale su volumi così importanti diventa esso stesso un grandissimo problema.

Un importante aiuto può venire dall’applicazione del principio dell’economia circolare che consente al rifiuto di diventare materia prima per la creazione di nuovi manufatti. Ma anche così sappiamo che non sarebbe sufficiente.

Occorre avviare una battaglia senza quartiere affinché da un certo momento in poi nessun manufatto plastico sfugga alla mano dell’uomo a qualunque latitudine esso si trovi. Il mondo è uno solo.

Gli Oceani sono collegati tra di loro e rappresentano il 71% della superficie del globo. L’inquinamento prodotto ad una certa latitudine non è detto che dopo un certo periodo non la si trovi dall’altra parte.

Le correnti oceaniche ed il moto ondoso, infatti, ridistribuiscono gli agenti inquinanti in maniera equa senza tener conto di chi rispetta o non rispetta il sano principio di una politica ecologista.

Quindi, se davvero dovremo convivere in 9/10 Miliardi sulla Terra, dobbiamo impegnarci con ogni mezzo a rientrare velocemente nei limiti dell’unico pianeta che abbiamo.

Imprenditore di professione e giornalista per passione. Laureato in materie giuridiche e diplomato alla London School of Journalism, ha pubblicato un primo libro nel 1989 e un secondo nel 2001.

Dal 1998 al 2003, ha curato una pagina di opinione su ‘PCB Magazine’ (edizioni Castelfranchi) su Economia e Ambiente. Divulgatore scientifico e buon comunicatore, conduce un programma televisivo da lui ideato su Ecologia e Green Economy. Relatore in convegni e incontri pubblici: ‘La mobilità eco-compatibile’ (Milano 2011), ‘Per non morire di smog’ (Genova 2015) e ‘Un mare di plastica’ (Genova 2017). Dal 2006, porta avanti un progetto di mobilità sostenibile per le città del futuro in collaborazione con paesi extra CEE, con il logo Ecomission.